Marhea doppiatrice e vocal coach

 

Marlene Floristella De Giovanni è una speaker pubblicitaria, per radio tv e web e doppiatrice italiana di serie tv, docu-reality e cartoni animati in onda sulle principali reti nazionali. E’ conosciuta con il nome di Marhea in veste di cantautrice. 

Ci siamo conosciute grazie a un amico in comune. Il feeling tra noi è stato immediato. Senza pensarci molto ho deciso, in comune accordo con Massimo Lico, CEO di Visual Storytelling Academy Italia, di coinvolgerla come special guest nel nostro workshop del 27 e 28 aprile a Milano!

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Il potere della voce raccontato dalla doppiatrice Marhea

Marlene Floristella De Giovanni è una speaker pubblicitaria, per radio tv e web e doppiatrice italiana di serie tv, docu-reality e cartoni animati in onda sulle principali reti nazionali. E’ conosciuta con il nome di Marhea in veste di cantautrice.

In questo articolo voglio lasciare spazio a Marlene, affinché sia lei a raccontarci della sua passione, la voce, e del potere delle parole di trasformare la realtà che ci circonda.

La voce condiziona la realtà: ce lo insegna anche il film “Arrival”

Il linguaggio ha il potere di condizionare la realtà. Ne sono convinta e voglio usare un film per spiegarti meglio il mio punto di vista.

Un paio di anni fa, mi colpì moltissimo un film. Forse ha colpito anche te. Mi riferisco ad “Arrival”. Benché la fantascienza non sia uno dei miei generi preferiti, quel giorno al cinema ero fortemente impaziente di vederlo. Io che lavoro con la parola scritta e parlata tutti i giorni, avevo letto la trama e ne ero rimasta subito affascinata. Un film appassionante e al contempo complesso, sotto tanti aspetti. Proverò qui a spiegarne la trama nella maniera più sintetica possibile.

Astronavi aliene atterrano sulla Terra. Imperscrutabile il motivo della visita di strani esseri alieni, così diversi da noi, sul nostro pianeta. Per codificare la loro lingua, fatta di segni bizzarri, grandi e circolari, vengono ingaggiati i migliori linguisti di tutto il mondo. E’ la protagonista del film, la linguista Louise Banks, che riesce a comprendere, man mano che passa il tempo, gli strani disegni meglio di tutti gli altri suoi colleghi, entrando in una profonda empatia con questi esseri. Louise arriva così a scoprire che questa lingua, totalmente sconosciuta agli umani, è in grado di influenzare i pensieri, riprogrammare la mente e ottenere addirittura visioni dal futuro. Quando gli alieni, comunicando con la linguista, informano di voler “offrire arma”, l’intero mondo, spaventato e dal pensiero “poco evoluto”, fraintende il vero significato della frase. La maggior parte delle persone è convinta che queste creature abbiano intenzioni ostili. Con “offrire arma” gli alieni, invece, intendevano molto semplicemente regalare agli umani una nuova lingua, un nuovo importante strumento che li aiutasse a manipolare il tempo e prevedere rilevanti eventi futuri”. Gli alieni infatti spiegano a Louise che tra qualche millennio loro stessi avranno bisogno dell’aiuto e delle competenze dei terresti. Un regalo pacifico dunque, inteso come scambio di favori.

La voce come cassaforte delle nostre emozioni

Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché “Arrival” racconta, anche se in maniera fantasiosa, una grande verità. Tutto ciò che comunichiamo è un’arma: il nostro linguaggio verbale, così come il nostro linguaggio paraverbale (ossia il linguaggio del corpo). Noi col nostro linguaggio condizioniamo tutta la realtà che ci circonda, in continuazione. Esattamente come gli alieni di “Arrival” condizionano il tempo. Possiamo condizionare le persone a optare per una scelta o per un’altra, ad esempio. Così come possiamo condizionare noi stessi e la nostra vita attraverso il modo in cui comunichiamo con noi stessi. Siamo degli insiemi che interagiscono uno con l’altro in una danza costante e perenne: intersecandosi, allontanandosi e sovrapponendosi. Le parole non sono altro che parte di uno strumento ancora più grande, ancora più potente che racchiude in sé tutto il nostro vissuto: questo strumento è la Voce! La voce è la cassaforte delle nostre emozioni. Una stessa semplice frase potrebbe essere detta in un’infinità di modi diversi e assumerebbe così significati, a volte, ben lontani dal significato puramente sintattico.

 

Un esempio pratico di quello che intendo dire è questo: alla domanda “Ti è piaciuto lo spettacolo (la pizza, il matrimonio, il vestito, quel ragazzo, la conferenza o qualsiasi altra cosa)?”, una risposta diplomatica e senza troppo impegno potrebbe essere “Sì, carino, non male; alcuni attori sono stati davvero bravi!”. Questa frase potrebbe essere detta con un tono entusiasta e sincero in cui si è veramente apprezzato l’impegno di chi stava sul palco; ma la stessa potrebbe invece essere espressa in maniera distratta e con poca energia facendo trapelare un diverso “sottotesto” (cioè quello che “veramente” si vuole fare intendere aldilà delle parole pronunciate): “Sì ho visto di meglio, potevo investire i miei soldi e il mio tempo in un’altra attività oggi, ma non te lo dico apertamente per non darti un dispiacere. Alcuni attori poi…davvero pessimi…per fortuna che almeno il protagonista si salvava…forse!”.

 

La voce come mezzo di comunione tra anime

La ragione articola la frase, la voce veicola il vero significato della stessa. E’ sempre la voce che ci colpisce a livello inconscio. Basta pensare ai bravi psicoterapeuti che, tramite la voce, accompagnano la mente dei loro pazienti in uno stato delle mente chiamato ipnosi, spesso portando loro alla guarigione di conflitti interiori, paure e in certi casi vere e proprie patologie.

 

La voce è quindi qualcosa di meraviglioso, un mezzo di comunione tra anime. Ma così come può curare, la voce può anche distruggere. Quante volte abbiamo utilizzato, anche inconsciamente, sottotesti (i più subdoli) o vere e proprie frasi dette ad hoc per ferire le persone che ci sono accanto, colpendole nel loro tallone d’Achille, per difenderci da accuse o perché a nostra volta ci sentivamo “feriti” e volevamo far provare lo stesso sentimento a chi ci aveva inflitto per primo una pena…? Feriti…diciamo che siamo feriti…anche se fisicamente non sanguiniamo. Non avremmo mai utilizzato questo termine, se non sapessimo, anche solo ancestralmente, che la voce con tutti i pensieri e le emozioni che traduce, è un’arma a tutti gli effetti…

 

Ogni voce è unica e può essere allenata! 🙂

Ognuno veste una voce diversa, ogni voce è unica, caratterizzata da un’impronta sonora paragonabile all’unicità delle impronte digitali.

Quello che molti non sanno è che la voce si può allenare ed educare. Così come quando andiamo al poligono ad allenarci per cercare di centrare meglio il nostro bersaglio, allenando la voce possiamo arrivare a colpire il cuore delle persone, motivandole oppure influenzandole, facendo compiere loro azioni che renderanno migliore o peggiore la realtà che ci circonda.

 

In un prossimo articolo ti spiegherò come rendere la tua voce ancora più bella e piacevole da ascoltare, così che tu possa essere più incisivo, più convincente, aumentando così il tuo carisma, anche davanti a un vasto pubblico… 🙂

 

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