Come farsi ricordare dal pubblico

Quando parli in pubblico pensi più a trasmettere nozioni o ad emozionare chi ti ascolta?

Costruire un pitch o una presentazione d’impatto non è affatto semplice. Non basta essere esperti nella propria materia per colpire chi ci ascolta. Bisogna saper emozionare, anche attraverso lo storytelling.

Se fossi un bravissimo cuoco, che conosce i trucchi del mestiere che fanno di ogni ricetta una pietanza da mille e una notte e poi la facessi servire in un piatto qualunque, su una tovaglia macchiata e un po’ sbiadita … pensi che il tuo cliente non potrebbe facilmente pensare “Chi me l’ha fatto fare di venire qui? Avrei potuto tranquillamente pranzare a casa mia” …

Esattamente la stessa cosa potrebbe accadere nella testa di chi ti ascolta. Se non sei in grado di trasmettere il tuo sapere in una modalità incisiva e coinvolgente, gli spettatori potrebbero pensare “Chi me l’ha fatto fare di alzarmi presto, rinunciare a una giornata di lavoro/con la mia famiglia, per venire ad ascoltare qualcosa che avrei potuto tranquillamente leggere su Kindle, magari a letto sotto le coperte?”.

Ebbene sì, è proprio così. Oggi chi viene ad ascoltare i nostri interventi dal vivo a livello consapevole dice di essere mosso dal desiderio di imparare, ma a livello inconscio è mosso dal desiderio di vivere un’esperienza tridimensionale, dal vivo, coinvolgente … in una parola: EMOZIONANTE.

Sto dicendo che noi speaker dobbiamo essere più attraenti della lettura di un libro su Kindle a letto sotto le coperte?

Sì, esatto, proprio così.

Ti sembra esagerato?

Ok, prova a metterti per un attimo nei panni di un tuo spettatore.

Sei ad un evento su un tema che ti appassiona parecchio, ti sei alzato presto, hai pagato il biglietto del treno e dell’evento per essere lì, hai rinunciato a tempo prezioso per scrivere articoli sul tuo blog e poi ti ritrovi a sentire quello che definisco un Wikipedia-speaker.

Quando parli in pubblico ti comporti come un Wikipedia speaker? Ovvero:

  • sei immobile come un palo della luce (a volte ti muovi, sì, ma per ciondolare a destra e sinistra senza un perché);
  • parli con voce monocorde, sempre con lo stesso volume, la stessa velocità e lo stesso ritmo;
  • hai l’energia di un bradipo;
  • usi una modalità espositiva stile Wikipedia: tecnica, impersonale, astratta, asettica;
  • proietti slide dense di parole e spesso ti giri per leggerle.

Come ti sentiresti al posto del tuo pubblico? Soddisfatto? Oppure staresti pensando “Ma sì, dai dopo ci manda le slide, quindi anche se mi perdo qualche pezzo non cambia nulla” oppure “Adesso che ci penso, c’è quella mail che devo scrivere … meglio farlo  ora così non mi dimentico”.

Ora immagina uno scenario completamente diverso. Stesso tema di prima, ma esposto da uno speaker completamente diverso, un Emotional-speaker.

Quando parli in pubblico ti comporti come un Emotional speaker? Ovvero:

  • ti muovi con dimestichezza e sicurezza sul palco. Usi lo spazio a tua disposizione per rivolgerti a tutti e con criterio;
  • dai vita ai tuoi contenuti modulando la tua voce. Vari il volume, la velocità e persino il ritmo del tuo eloquio. Ti concedi anche magici momenti, chiamati “pause”, per permettere al pubblico di assimilare quello che racconti, per dare il tempo di vivere le emozioni che susciti: paura, entusiasmo, sorpresa, allegria, …;
  • sei energico e carismatico. Così vivo e coinvolgente che la passione per ciò che comunichi traspare da ogni tuo gesto e da ogni tua parola. Così energico che ti potrebbero ascoltare per ore e ore, nonostante la levataccia e il viaggio alle spalle, perché tu ricarichi;
  • ricorri a una modalità espositiva basata su storie, aneddoti, metafore, interazione con il pubblico e umorismo. Trasmetti sì contenuti, eccome se li trasmetti, ma lo fai in un modo emozionale e comprensibile per tutti;
  • proietti slide con immagini d’impatto e due o tre parole al massimo, ben consapevole che power point e keynote non sono word e che tu sei lì non per leggere delle slide, ma per farti ascoltare. Presupposto: hai avvisato il tuo pubblico all’inizio dell’evento che ti manderai slide ricche di contenuti dopo l’evento.

Quale dei due speaker non ti farebbe pentire di aver investito tempo e denaro per andarlo a sentire dal vivo? Il Wikipedia-speaker o l’Emotional-speaker?

Una cosa è certa, se vuoi diventare un Influencer, anzi un INFLUENCER del tuo settore, devi distinguerti dagli altri, allenandoti a diventare un Emotional-speaker.

L’Emotional-speaker oltre ad essere carismatico ed energico non permette al suo pubblico di distrarsi. Oltre a muoversi con dimestichezza e consapevolezza sul palco, oltre ad usare magistralmente la voce (e le pause!), sa emozionare con le sue parole.

Una delle cose che mi affascina di più degli Emotional-speaker è la loro capacità di usare storie nel public speaking.

L’Emotional-speaker ha stampata nella sua mente la celebre frase di Philip Pullman Dopo del cibo e di una casa, le storie sono ciò di cui noi umani abbiamo più bisogno al mondo.

Tecniche di Storytelling nel Public Speaking
Le storie nel public speaking come strumento per trasmettere nozioni emozionando chi ci ascolta.

Sì, perché le storie, inconsciamente, ci fanno sentire amati, coccolati, importanti.

Le storie sono sempre importanti, anche quando trattiamo temi tecnici.

Una storia, per essere efficace e smuovere qualcosa in chi ti ascolta, deve rispettare una serie di requisiti.

Ammettiamo che nel tuo intervento in pubblico tu sia stato chiamato a spiegare come si può usare Facebook per promuovere la propria attività.

Prendi un tuo cliente a cui hai insegnato perché è bene fare promozioni su FB e come farle. Come si chiama? Cosa ti ha chiesto esattamente quando si è rivolto a te? Di cosa si occupa? Quali erano le sue paure? Quali erano le sue aspettative? Quali obiezioni ti ha avanzato? Come è arrivato ad accettare di iniziare a fare campagne su FB? E ora? Quali risultati sta avendo e a cosa sta pensando?

Ripensa alle conversazioni tra te e lui. Cosa vi siete detti? E tu, mentre parlavi con lui, a cosa pensavi?

Inserendo dialoghi e soliloqui non solo renderai le tue storie più vive, ma andrai anche a favorire l’immedesimazione del pubblico nei tuoi personaggi.

Più il pubblico ti sarà emotivamente vicino, più ti sarà semplice portarlo dove vuoi tu.

E ora, prova ad immaginare se al posto di iniziare con il classico “Allora, dunque, buongiorno, benvenuti, sono Mario Rossi e sono molto contento di essere qui. Oggi vi parlerò di …” iniziassi con una bella pausa, abbracciando il tuo splendido pubblico con un contatto oculare panoramico, per poi iniziare direttamente (senza “Buongiorno e Buonasera”!) con una bella storia in cui tutti si possono immedesimare …

Il mio augurio è che ciascuno di noi si impegni sempre di più ad essere molto di più di un mero trasmettitore di nozioni. Dobbiamo essere trasmettitori di emozioni, non solo di nozioni.

Tu, come speaker, puoi essere molto più emozionante di quello che pensi, se lo vuoi davvero. Puoi essere il motivo di tante levatacce ripetute, ad esempio. Perché ascoltarti dal vivo vale la pena di qualche sacrificio. Non c’è lettura su Kindle sotto le coperte che tenga, ascoltarti dal vivo è un’emozione unica … da vivere.

Ai primi 3 che mandano una mail con un commento a questo articolo regalo 20 minuti di consulenza di public speaking per speech, elevator pitch, presentazioni e discorsi per video. Sono disponibile anche via skype, in italiano, inglese o tedesco.

Na approfitto per segnalarti questo evento del 24 maggio 2017, ci sono ancora 2 posti!